Da qualche giorno nelle strade di Torino sono presenti numerose affissioni che celebrano i 50 anni dell’Amiat, l’azienda per l’igiene ambientale della città.

Nelle celebrazioni solitamente si fa riferimento ai propri numeri (“in 50 anni abbiamo reso felici più di X milioni di clienti“), sono smaccatamente autoreferenziali (“50 anni e non sentirli: siamo i migliori del mondo“). Questa invece ritorna alle origini, forse spesso dimenticate: chi sono, cosa faccio.

Con questa campagna, Amiat si propone di riflettere sulla propria natura e sulle proprie peculiarità raccontando, attraverso sei semplici icone, i servizi che offre alla cittadinanza per rendere la qualità della vita di Torino sempre migliore.” (si legge sul sito ufficiale)

Nero su bianco, quindi una massima leggibilità. Uno stile essenziale, che inconsciamente richiama l’idea di ordine e pulizia, due delle parole chiave a cui Amiat vorrebbe essere associata. Un unico messaggio, chiaro: Amiat è. Icone per visualizzarlo meglio e con maggiore forza: Amiat è… raccolta rifiuti ingombranti.

Leggibilità, unico messaggio, stile essenziale, immagini evocative: tutti gli elementi vincenti, assieme, per comunicare in modo efficace a chi passa distrattamente con la macchina, in bici o in monopattino (per restare al passo coi tempi).

Mi celebro ricordando chi sono e soprattutto ricordandolo agli altri. Nel modo migliore.

Bravi davvero. Avete reso un posto più pulito quella discarica a cielo aperto dove ogni giorno vengono depositate tonnellate di pubblicità e comunicazioni di scarsa qualità.

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