Less is more. Spesso ci complichiamo la vita inutilmente. In alcune aziende è addirittura presente un ufficio preposto: l’UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici).

Questo di seguito ne è un esempio, oltre ad esserlo anche di come usare (male) un formato carousel su Facebook.

Un formato di questo tipo può essere utilizzato per più scopi, per presentare più prodotti se hai un ecommerce oppure per raccontare una storia. Oppure ancora ce lo dice direttamente Facebook.

Non certo per replicare un’animazione video su un formato statico: lo shuttle che si ingrandisce, la scritta che si compone. Questo perché il messaggio non si autocompone, ma presuppone una parte attiva dell’utente che deve scorrere per arrivare alla fine, dove, in questo caso, c’è l’immagine con il messaggio principale.

Devo prima catturare l’attenzione del mio interlocutore (e già quello è un successo su Facebook) e poi fargli fare due click per fargli leggere il messaggio per intero. Troppo.

Questa è una via di mezzo tra un video/gif (il più breve possibile) e un post statico. Non è efficace: o fai uno o fai l’altro. Fosse stata un’inserzione con sola immagine, l’ultimo frame sarebbe stato perfetto. La forzatura si vede anche dalle CTA dei primi due frame, quasi buttate lì: calcola online e visita il sito.

Ma sei spinto dall’impulso incontrollabile del “che figo, facciamo un carousel“, qui c’erano tutti gli elementi già dichiarati nel testo per provare a raccontare una breve storia:

  • il primo frame “Più investi e…”
  • il secondo frame “… più crescono i tuoi risparmi. Più crescono i tuoi risparmi e…”
  • il terzo frame “…più grandi saranno le cose che realizzerai. Calcola il tuo rendimento!”

Spesso si può fare di più con molto meno, magari risparmiando anche sui costi dell’Ufficio Complicazione Affari Semplici.

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