Copyright video – personale inchiesta

By Federico Cembalo Google Nessun commento su Copyright video – personale inchiesta

Approfittando della quarantena, ho proprio cercato di approfondire il tema del copyright, concentrandomi sui video, facendo una personale “inchiesta giornalistica“.

“Nessuno me ha chiesto un ….” cito testualmente le parole di Zerocalcare. È la risposta alla mia domanda: “ma gli editori che pubblicano i tuoi video hanno il permesso?”. Questa, devo dire, è la risposta che più mi ha colpito: insomma cosa c’è di più “d’autore” di opere come quelle di Zerocalcare? La risposta di quelli non famosi è invece “nessuno ci ha chiesto nulla, basta che ci sia”, i cosiddetti 15 minuti di celebrità.

In questo periodo è stato un fiorire di video “rubati”: un’altro esempio “meno famoso” che mi ha colpito è stato il video dei due ragazzi che hanno suonato “Viva la vida” dei Coldpaly con il violino. Ebbene i Coldplay hanno ringraziato i ragazzi dai loro canali social linkando al loro video di Youtube: peccato che il link fosse ad un canale di un tizio francese che ha scaricato e poi caricato il loro video sul sui canale YT (nb: ovviamente con preroll davanti). Ho fatto presente questa cosa ai ragazzi, ma non è sembrato un tema rilevante. Ovviamente anche gli editori lo hanno ripreso (senza chiedere il consenso).

In sintesi il mercato dei video, da quelli di personaggi famosi (e non) a quelli UGC (a maggior ragione), sono utilizzati senza il consenso degli autori. Utilizzare video di altri per aumentare l’inventory pubblicitaria non è certo “fair use”, soprattutto dove non viene chiesto il consenso. Ma tanto basta citare la fonte. E invece no. Perché allora anche Google nei suoi snippet cita la fonte di una news, mica “ruba” i contenuti. Poi leggi su Repubblica articoli dal titolo “Coronavirus, nella quarantena i ladri di giornali online sono ormai un milione” oppure “Lunga vita ai pirati, nell’indifferenza generale i ladri di giornali ci rubano il futuro”. Ladri e pirati, appunto.

Ho scoperto, non le conoscevo, che esistono piattaforme di mediazione (es: Storyful), ma sono poco conosciute e non c’è il reale interesse ad usarle. Ecco, secondo me, il punto è anche questo: la maggior parte delle persone normali non è consapevole che i giornali guadagnano con i loro video, per loro essere sui giornali è un già successo. Eppure se conoscessero i CPM e i CPV con cui gli editori vendono i loro spazi pubblicitari allora credo che si ricrederebbero. Ad esempio un video che fa 100k impression si porta a casa 1000€ con un cpm di 10€: perché non far partecipare anche l’autore del video a questo guadagno?

In più, cito sempre Zerocalcare, “non ho idea ci chi vincerebbe un’eventuale vertenza”: io sono certo che la vincerebbe l’autore del video, ma comunque il dubbio rimane (vedi la sentenza di IG a cui fa riferimento questo interessante contributo di Giorgio Taverniti, che ringrazio per aver messo in evidenza il mio commento). Il gioco che fanno gli editori secondo me è questo: su 1000 video “rubati” e pubblicati, solo uno mi porta, forse, in tribunale. Quindi il gioco vala la candela.

Insomma quello dei video è una terra di nessuno, dove da un lato “se l’inculamo e dall’altro te se nculano” (cit. Gigi Proietti).

Ah, dimenticavo: a Zerocalcare “sta roba della pubblicità fa rodere il …”

Screenshot fastforward
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