s(TO)ria di PROVINCIA

Una breve storia che ha come filo conduttore i comuni della provincia di Torino (e del Piemonte).


ArRIVO LI, senza respiro dopo una corsa che sembrava non avere mai fine. Mi metto in fila, faccio un breve calcolo, sono il SETTIMO, tra mezz’ora sono fuori. Per ingannare l’attesa inizio a guardarmi in giro. C’è un via vai impressionante, sembra di essere nel mezzo di un formicaio: CHI VA SSOpra, non si capisce dove, chi sbuca improvvisamente da una porta bianca COL LEGNO vicino agli stipiti completamente marcio. Da due altoparlanti piazzati negli angoli esce musica di cantautori italiani: prima Dalla, dopo De Gregari, POI RINO Gaetano. Nella fila ce ne sono 5 davanti a me, adesso.

Una ragazza mi passa davanti, bellissima. Io la guardo, il mio occhio cade sul suo seno CH’ERA SCOperto. In un attimo mi immagino le mie mani che aFOSSANO la sua carne. La fisso, LEI NIente. Sarà ORBASSANO di mente non sono se arrivo a pensare alla cecità come l’unica scusa al fatto che non mi abbia calcolato di striscio. Ormai sono invecchiato, senza fascino, e non è mai facile pensare agli anni della giovinezza, a CHI ERI un tempo. Non si possono stravolgere le cose, è come portare il mare a Parigi o i nAVIGLI A NApoli.

Devo ammetterlo, non sono più in VENARIAppare, nuovamente, la stessa ragazza. Decido di parlarle, CI RIEsco. “SUSA, che ore sono?”. Che ore sono? Ma che cazzo di domanda è? Che banalità! Per tanto così avrei potuto chiederle con il cellulare in mano: “Senta, sa mica come si cambia il PIN?” ERO LO stesso Don Giovanni di anni fa, questo volevo dimostrarmi?! Sembrava passato un secolo da quando per abbordare una ragazza dovevo scolarmi due bottiglie di VINOVOlevo, anzi dovevo, essere ubriaco per approcciare una donna. Avevo solo 16 anni. 

In ogni caso avevo scoperto che erano le 9.45, e che davanti a me la fila si era mossa solo di una persona. Altro che mezz’ora, qui si fa lunga, TRA NA storia e l’altra sono qui già da un’ora. Maledetti pensionati, andatevene in Posta a prendervi le vostre pensioNICHE LI NOn ci date fastidio. Che misere esistenze le loro: sveglia all’ALBA, tutto il giorno in giro a vedere come eVOLVERAnno i cantieri che seguono da anni, per tornare solo per i pASTI a casa loROSTA a vedere che faccio pure io sta fine. Che poi NON E’ detto non sia una bella vita, ci sono quelli che danno sfogo alle loro passioni, la pesca in montagna o la caccia alle VOLPIA NOi può sembrare noioso, ma potrebbe essere un buon modo per aspettare la morte. Io, per adesso, mi limito ad aspettare in fila. Ne mancano tre. Che fine ha fatto la ragazza? Passerà ancora portandosi dietro il profumo sprigionato dalla lIVREA dei suoi capelli?È il mio turno, GIA’. VEN O sab? Queste sono le prime due CASELLE da barrare, nel foglio datomi dal meticolosa funzionaria. Venerdì o Sabato, non potevano scriverle per intero? Maledetta generazione dei cellulari, così facendo finiscono pure per abbreviarsi la vita: “mort arRIV”. ALTA e bellissima, era di nuovo lei, che mi passò affianco mentre terminavo il questionario. Sì, era altissima, senza omBRA di dubbio. Il mio cuore sembra un orologio a cuCUMI ANAlizzo: battito accelerato, salivazione azzerata, sudorazione eccessiva.  D’istinto la prendo per mano, lei non dice nulla. Silenziosamente ci allontaniamo, mentre i due altoparlanti suonano “Gianna”, di Gaetano. “TO’, RINO”, penso. E ci incamminiamo verso casa.